Celiachia: un arcipelago di reazioni avverse al grano

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Il numero di persone costrette a seguire un’alimentazione rigorosamente priva di glutine è in rapido aumento, un dato questo destinato ad aumentare sempre più. La celiachia è, indubbiamente, la forma di intolleranza al glutine più nota. Si tratta di una patologia di tipo autoimmune su base genetica, che interessa circa l’1% della popolazione generale e che coinvolge sia bambini che adulti.

Una forma di intolleranza al glutine più rara rispetto alla celiachia è l’allergia immediata al glutine, caratterizzata da sintomatologia a carico dei sistemi gastro-intestinale e respiratorio. Ma sono registrati, soprattutto, casi di sensibilità al glutine (gluten sensitivity), di recente inquadramento clinico, che comporta numerosi disturbi, che variano dai sintomi di colon irritabile a disfunzioni neurologiche.

Nel complesso, il quadro appena descritto comprende l’intero spettro dei disordini indotti dall’ingestione di glutine, per i quali l’unica terapia da adottare è seguire una dieta totalmente priva di glutine.

Ad indurre la celiachia, in soggetti geneticamente predisposti, è l’ingestione di glutine: i frammenti proteici che ne derivano sono responsabili dell’infiammazione cronica a livello gastrointestinale, e risultano, pertanto, tossici per il celiaco. Ciò che ne consegue è la compromissione della mucosa intestinale e quindi della sua funzione; questo si traduce in un alterato assorbimento delle sostanze nutritive, con ripercussioni negative sullo stato nutrizionale dell’individuo.

In età pediatrica, solo in una piccola percentuale di soggetti, la celiachia si manifesta con diarrea, arresto della crescita e addome globoso; nella maggior parte dei casi, invece, la presentazione segue la cosiddetta “curva di crescita a parabola”. Nei soggetti adulti, il quadro clinico è estremamente vario ed eterogeneo, che va da condizioni generali, legate al malassorbimento, a sintomi clinici non ben definiti, e spesso non associati a manifestazioni gastrointestinali, tanto che la celiachia è stata, di recente, definita un camaleonte clinico. Tale eterogeneità della sintomatologia è, spesso, causa di una mancata diagnosi, con il conseguente rischio di complicanze. È per questo motivo che si parla di iceberg della celiachia, proprio perchè i casi correttamente diagnosticati sono ancora una minoranza.

La celiachia è, inoltre, spesso associata ad altre malattie autoimmuni come il diabete I (nel 90% dei casi la diagnosi di diabete precede quella di celiachia), la tiroidite di Hashimoto, l’epatite autoimmune, l’alopecia, la vitiligine, l’artrite reumatoide, ma anche a sindromi genetiche come la sindrome di Down e la sindrome di Turner.

Recenti studi sulla distribuzione della predisposizione genetica e del consumo di frumento a livello mondiale inducono a pensare alla celiachia come una vera pandemia.

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Dott.ssa Antonietta Ferilli – Biologa Nutrizionista
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